Aitne

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AITNE

 J. Sorolla Nina entrando en el bano

Associazione Professionale Rappresentativa a Livello Nazionale
(D.D. del Ministero della Salute del 7 febbraio 2014)


Una storia che nasce dalla neuropsichiatria infantile italiana

La storia dell’AITNE inizia formalmente nel 1997, non a caso anno di promulgazione dell’atto normativo che istituisce il profilo professionale del TNPEE, declinando ufficialmente ed in modo particolareggiato un ruolo che a livello operativo esisteva già da decenni.

Le 13 socie fondatrici dell’associazione provengono tutte dalla scuola romana dell'Istituto di Neuropsichiatria infantile del Policlinico Umberto I (Via dei Sabelli), dove il Prof. Bollea a partire dagli anni ’60 ha sviluppato in modo articolato la neuropsichiatria infantile (NPI) italiana e la terapia della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva (TNPMEE). Alcune di loro sono tra le sue prime collaboratrici nella riabilitazione dei bambini dell’Istituto, cioè “l’originale” della figura professionale del terapista unico per l’età evolutiva.
Per questo, la storia dell’AITNE confluisce, o forse meglio defluisce da quella della Neuropsichiatria Infantile, nella interpretazione che di essa dà uno dei suoi padri fondatori.

Le origini della figura professionale del TNPEE rappresentato da AITNE

La ristrutturazione della sezione infantile della Clinica delle Malattie Nervose e Mentali, negli anni ’50, aveva comportato l’apertura di un Centro di Rieducazione Motoria dedicato alle p.c.i. e ad altri disturbi del movimento. In quel periodo, dedicarsi al settore infantile della neuropsichiatria equivale ad occuparsi soprattutto del ritardo mentale (o, come si diceva, delle ‘oligofrenie’) e delle ‘infermità motorie’ (successivamente inquadrate come paralisi cerebrali infantili).

Bollea, figura fondamentale per la NPI nel panorama nazionale ed internazionale, dà con il suo lavoro un forte impulso alla nuova disciplina affinché si espanda rapidamente nelle aree della neurologia, della psichiatria, dei disturbi neuropsicologici e del linguaggio, e naturalmente anche della riabilitazione, e che si diffonderà con tale complessità nelle principali sedi accademiche italiane.
Bollea vuole fin dall’inizio che una figura riabilitativa si affianchi al neuropsichiatra nell’approccio sia diagnostico che terapeutico: un terapista unico per l'età evolutiva immaginato quale indispensabile supporto della disciplina medica che egli andava articolando in Italia.

In quel periodo vengono avviati corsi sempre più articolati, volti a preparare, in tempi brevi, personale tecnico in grado di operare su patologie neuromotorie in ambito infantile. Il 1 gennaio 1955 l’Alto Commissariato della Sanità Pubblica istituisce presso le Cliniche neurologiche dell’Università di Roma e di Milano un corso semestrale straordinario “allo scopo di preparare rapidamente un primo gruppo di tecnici per aprire dei Centri di Rieducazione motoria per fanciulli affetti da paralisi cerebrale”. I corsi si ripetono sotto il patronato della C.R.I., con una durata rapidamente crescente. Il corso del 1961 ha durata biennale; quello del 1963 richiede anche un anno di tirocinio e la discussione di una tesi. Dalla metà degli anni ’60 i corsi svolti presso la Clinica delle Malattie Nervose e Mentali vengono istituiti come Scuola Diretta a Fini Speciali.

Nel 1959 a Roma e a Genova vengono avviate le prime Scuole di Specializzazione in Neuropsichiatria Infantile. Nel 1965 viene istituita a Roma la Cattedra di Neuropsichiatria Infantile, affidata proprio a Giovanni Bollea: la sede sarà dal ‘67 l’Istituto di Via dei Sabelli. Qui si insegna la parte specificamente infantile dei corsi per terapisti; la parte pratica viene appresa dalle terapiste formatesi sotto la supervisione della Prof.ssa Marinella Rosano, allieva di Bollea.

Partecipano ai primi pioneristici anni di lavoro nell’ambito riabilitativo un ristretto numero di giovanissime ragazze, che assumeranno in momenti successivi, ma temporalmente non così differenziati, il ruolo di studentesse di corsi per “Kinesiterapisti” o per “Ortofonisti”, poi di operatori professionali, quindi di docenti del corso medesimo. Ci sono delle resistenze accademiche alla costituzione di una scuola riabilitativa specificamente dedicata all’età evolutiva e al settore neuropsichiatrico. Solo nel 1973 si apre a Roma la Scuola Speciale per “Tecnici Riabilitatori della Neuro e Psicomotricità dell’Età Evolutiva”, seguita da quella di Messina. La denominazione di ‘Tecnico Riabilitatore’ riflette un’identità professionale non ancora ben definita e una differenziazione ancora in fieri tra l’area tecnica e quella riabilitativa. I docenti impartiscono soprattutto nozioni di neurologia, kinesiologia, psicologia infantile.

Collaborando con i primi specialisti in neuropsichiatria infantile, le prime terapiste danno inizio ad una lunga tradizione di studio clinico e sperimentazione, sia delle modalità di valutazione che delle proposte terapeutiche per le patologie neuropsichiatriche, che si trasforma nel tempo in un vero e proprio modello clinico, sia teorico che pratico. Si tratta di un approccio specifico, rivolto all’infanzia e all’adolescenza.

Con l’istituzione del SSN prendono l’avvio anche corsi riabilitativi di vario orientamento, tenuti dalle Regioni o da esse riconosciuti, che formano le più diverse tipologie di “Terapisti della Riabilitazione”. E' in questo momento che si rende necessaria una revisione degli statuti delle Scuole universitarie di TNPMEE, che dal 1980 rilasciano il titolo di “Terapisti della Riabilitazione della Neuro e Psicomotricità dell’Età Evolutiva”.

Dal 1993 queste Scuole vengono convertite in corsi di Diploma Universitario. L’ultimo passo — dal 2000 per quanto riguarda la sede romana, ed entro il 2004 per le altre — è la trasformazione in Laurea di primo livello in “Terapia della Neuro e Psicomotricità dell’Età Evolutiva”. In tutte queste trasformazioni la scuola romana svolge sempre un ruolo trainante, non fosse altro per la vicinanza e la possibilità di dialogo diretto con le strutture ministeriali implicate.