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Novembre 2016

TITOLO ABILITANTE, LAUREA SPECIALISTICA E CONFINI DELL’ESERCIZIO DELLA PROFESSIONE

IL QUESITO

 “Gentile avvocato,

mi sono laureato in TNPEE, successivamente ho conseguito la Laurea Specialistica in Scienze delle Professioni Sanitarie della Riabilitazione e Master di primo livello in Posturologia Clinica. Ho fatto numerosi corsi tra cui il Metodo Mézières. Collaboro con una UO di Reumatologia.

Dall'anno scorso, dopo adeguato percorso formativo, insegno l'utilizzo del relativo elettromedicale sia privatamente per conto della ditta che lo produce, sia in un master universitario.

Vorrei sapere se sono sufficienti i miei titoli per poter lavorare con adulti e utilizzare elettromedicali o se rischio di incorrere in qualche problema legale.

La ringrazio per la gentilezza. Cordiali saluti”.

 

LA RISPOSTA DELL’AVVOCATO

 Gentile Dottore,

la risposta al quesito sulla possibilità per un TNPEE che abbia conseguito la laurea specialistica in Scienze delle Professioni Sanitarie della Riabilitazione di lavorare con soggetti adulti, non può che essere negativa.

Il Decreto Ministeriale 8 gennaio 2009 Pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 28 maggio 2009 n. 122 “Determinazione delle classi delle lauree magistrali delle professioni sanitarie” ha soppresso e sostituito le classi delle lauree specialistiche delle professioni sanitarie di cui al DM 2 aprile 2001 definendo le classi dei corsi di laurea magistrale delle professioni sanitarie individuate dettagliatamente nell’allegato al decreto medesimo. Nella definizione della classe del corso di laurea in Scienze delle Professioni Sanitarie della Riabilitazione, nella parte relativa agli obbiettivi formativi qualificanti, si legge testualmente: “I laureati magistrali sviluppano – anche a seguito – dell’esperienza maturata attraverso un’adeguata attività professionale, in regime di dipendenza o libero/professionale, un approccio integrato ai problemi organizzativi e gestionali delle professioni sanitarie qualificato dalla padronanza delle tecniche e procedure professionali e del management sanitario, nel rispetto delle loro e delle altrui competenze. Le conoscenze metodologiche acquisite consentono loro anche di intervenire nei processi formativi e di ricerca peculiari negli ambiti suddetti”. L’obbiettivo formativo - fermo restando la formazione professionale acquisita con il titolo di primo livello - consiste sostanzialmente nel

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Novembre 2012

IL QUESITO

In relazione al quesito pubblicato su questa rubrica lo scorso maggio 2012, riguardante la questione del trattamento dei dati personali, lo studio “Prati Legal” ci invia gentilmente una integrazione, necessaria a seguito del Decreto Semplificazioni dello scorso maggio 2012, che pensiamo possa essere utile a quanti svolgono attività privata.

LA RISPOSTA DELL'AVVOCATO

In riferimento alla risposta al quesito del maggio 2012, si precisa che, con il c.d. Decreto Semplificazioni (DL. 05/2012), il legislatore ha modificato la regolamentazione in materia di Privacy e Sicurezza con l’intento di semplificare gli adempimenti a carico delle imprese e dei professionisti.
La modifica più rilevante è stata sicuramente la soppressione dell’obbligo di tenuta del Documento Programmatico per la Sicurezza (cd. DPS).
Detta soppressione fa venir meno l’obbligo di redigere e di aggiornare il DPS entro il 31 marzo di ogni anno, restando tuttavia invariati gli obblighi in materia di privacy previsti dalla normativa per garantire la tutela dei dati personali trattati.
In particolare, si evidenzia che non viene meno l’obbligo di applicare tutte le misure di sicurezza previste per un corretto trattamento dei dati secondo quanto espressamente disposto dall’art. 34 della legge sulla Privacy.
Pur non sussistendo più l’obbligo di redigere il DPS, si consiglia in ogni caso di predisporre un documento (cd. regolamento), anche in forma semplificata, ove vengano indicati le modalità effettive di trattamento e le misure di protezione adottate per la salvaguardia e la tutela dei dati.
In caso di eventuali controlli, al fine di dimostrare il rispetto di tutte le misure minime prescritte dalla normativa, sarà utile esibire tale documento.

 

Maggio 2012

trattamento dei dati personali e dps

IL QUESITO

Spett.le Studio Legale,
sono una Tnpee che lavora presso un Centro di Psicologia e vorrei sapere se ogni qual volta intraprendo una terapia con un minore è necessario far sottoscrivere l'informativa sulla privacy ai genitori, quali sono i requisiti che tale informativa deve avere e le modalità con cui i dati personali possono essere trattati”.

LA RISPOSTA DELL’AVVOCATO

Gentile Dottoressa,
il trattamento dei dati personali è disciplinato dal testo unico sulla Privacy (D.L.gs. 196/03) che definisce tale trattamento "qualunque operazione di raccolta, registrazione, organizzazione, conservazione, consultazione, elaborazione, modificazione, selezione, estrazione, raffronto, utilizzo, interconnessione, blocco, comunicazione, diffusione, cancellazione, distruzione di dati personali, effettuate con o senza ausilio di strumenti elettronici".
Il soggetto a cui spetta stabilire la finalità e la modalità di gestione dei dati raccolti viene definito “titolare del trattamento”, mentre quello a cui si riferiscono i dati personali raccolti e trattati viene definito “interessato”.

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Febbraio 2012

Criteri di discriminazione tra lavoro autonomo e lavoro dipendente

Il quesito

"Spett.le Studio Legale,
sono una Tnpee che lavora in regime libero professionale, con partita I.v.a., presso un centro di riabilitazione privato, convenzionato con la Regione. Mentre per quanto riguarda il contenuto della mia attività, godo di una relativa autonomia (le strategie terapeutiche sono decise in collaborazione con l'équipe, costituita da me, dal neuropsichiatra e dallo psicologo), per quanto riguarda l'organizzazione del lavoro, dipendo interamente dal Centro, la cui direzione stabilisce pazienti, orari e tariffe. In particolare, poiché si tratta di terapie convenzionate, i pazienti non pagano; la Regione rimborsa direttamente il Centro per le prestazioni erogate, mentre io vengo pagata secondo una tariffa oraria stabilita dal Centro al momento del "contratto" (che viene rinnovato di anno in anno). A me pare di essere di fatto una dipendente del Centro e tutti d'altra parte si comportano come se lo fossi. Potrei sapere quali sono i criteri che in simili situazioni vengono usati per distinguere tra lavoro dipendente e lavoro autonomo?".

La risposta dell'avvocato

Gentile Dottoressa,
per rispondere al suo quesito è opportuno premettere alcune considerazioni.

In linea generale, qualsiasi tipo di prestazione lavorativa di un soggetto in favore di altro soggetto, persona fisica o giuridica che sia, può essere svolta in regime di lavoro subordinato, di lavoro autonomo o di lavoro parasubordinato.
Al fine di distinguere il lavoro subordinato da quello autonomo o parasubordinato è necessario

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