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Dicembre 2017 - M. Cannao, "La mente con gli occhiali"

MILENA CANNAO, La mente con gli occhiali: Sviluppo, patologia e riabilitazione della funzione visiva nel bambino, Franco Angeli, Milano 1999

La mente con gli occhialiPer questo mese la redazione ha scelto un libro che, pubblicato già da quasi vent’anni e molto noto, ci sembra debba essere annoverato tra i testi più utili e belli che uno studente Tnpee dovrebbe leggere e un professionista tornare a rileggere appena può. Si tratta di “La mente con gli occhiali” di Milena Cannao, che riesce a coniugare accessibilità e spessore scientifico in uno stile lineare, che non nasconde una autentica partecipazione nei confronti della materia che tratta e della dimensione professionale che vive l’autrice.
Nell’organizzazione dei contenuti “La mente con gli occhiali” costituisce il modello di testo ideale su cui un Tnpee vorrebbe poter studiare: una perfetta sintesi di premesse medico-scientifiche e di indicazioni clinico-riabilitative nella prospettiva dello sviluppo, queste ultime troppo spesso trascurate - a dispetto delle frequenti dichiarazioni d’intenti di molti autori- o relegate a paragrafi marginali, ove ci si limita ad elencare, sovente in modo poco ragionato, indicazioni quanto mai generiche e sommarie, difficilmente di qualche utilità sia per lo studente che per il professionista.
L’autrice svolge il tema della competenza visiva partendo dall’accurata illustrazione delle basi neuro-anatomiche e neurofisiologiche del sistema visivo per passare poi alla trattazione dei relativi processi specifici di funzionamento, che ricoprono un ruolo cruciale nel definire nello sviluppo del bambino i fondamenti dell’attività mentale.
Seguire nello sviluppo ontogenetico l’evoluzione delle competenze visive - ossia i passaggi da un tipo di funzionamento ad un altro, dall’attività percettiva orientata dall’esperienza ai processi conoscitivi mediati dalle funzioni rappresentative- significa dare rilievo ai conseguenti articolati effetti sull’organizzazione neuropsichica del lattante, significa trattare il tema degli scopi della riabilitazione, che sono organizzazione di competenze integrate e non mero aumento quantitativo o accrescimento cumulativo di una singola performance; in altre parole, significa legare in modo solido le premesse mediche all’approccio riabilitativo, in una prospettiva neuro-evolutiva, che è cosa estremamente complessa e specifica.
I primi due capitoli introducono alla parte del libro più interessante per il Tnpee ossia alla trattazione degli aspetti operativi. In essa si affrontano, applicandoli al sistema visivo, concetti chiave per la tutta riabilitazione in età evolutiva: la competenza come esito dell’intreccio tra fattori innati e fattori ambientali; la riorganizzazione morfologica e funzionale del sistema determinata da questi ultimi; la plasticità del SNC; il concetto di periodo critico per l’acquisizione di una competenza. Grazie a tali principi l’intervento riabilitativo si rivela allora uno strumento o, forse meglio, un processo capace di aggirare il deficit, stimolare strutture vicarianti, fornire strategie alternative, garantire l’integrazione delle funzioni, organizzarle, e consentire un apprendimento per salti qualitativi.
Oltre l’impalcatura e il contenuto dell’opera, oltre la scrupolosa attività professionale, clinica e scientifica che rispecchia, riteniamo allora che sia questo esplicito riferimento al significato della “Riabilitazione” (più unico che raro nel panorama nazionale) a conferire al lavoro che qui recensiamo un valore inestimabile. Perché restituisce il senso della complessità dell’oggetto e dell’esercizio della professione del riabilitatore in età evolutiva, le cui peculiarità e la cui faticosa pratica quotidiana vorremmo non fossero squalificate da errate interpretazioni della sua origine e del suo approccio. Gli ideali destinatari dell’opera sono infatti tutti i riabilitatori, cui l’autrice rende un commosso omaggio nell’ultimo capitolo e alla cui categoria sente di appartenere con un orgoglio talvolta smarrito dai membri della sua specialità medica.
Milena Cannao afferma che “la riabilitazione fornisce l’opportunità di imparare a pensare”. E’ sacrosanto. Noi aggiungiamo che, nel nostro campo, un tale esercizio per il pensiero è praticabile solo nell’ambito di un approccio riabilitativo scientifico e specifico e quindi non è mai assimilabile a impostazioni educative, didattiche, psicologiche o ricreative, non è mai settoriale, non ha semplici finalità di contenimento o genericamente di aiuto: le include ma non si esaurisce in esse.

Arianna Sfecci - Tnpee

 
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