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Recensioni - Interviste

Maggio 2018 - S. Dehaene, "I neuroni della lettura"

STANISLAS DEHAENE, I neuroni della lettura, Raffaello Cortina, Milano 2009.

I neuroni della letturaQuanti di noi hanno letto questo libro? Molti, probabilmente. Tuttavia, ai più giovani tra noi, ai più interessati ai presupposti teorici della nostra professione o ai risultati delle ricerche di neurofisiologia e, sicuramente, a tutti coloro che coltivano nella pratica clinica quotidiana l’ambito disciplinare neuropsicologico, vorremmo rinnovare l’invito a farlo.

L’autore è uno dei più eminenti scienziati cognitivi in circolazione oggi, professore del Collège de France e membro dell’Académie des Sciences. Si occupa di lettura, cognizione numerica e correlati neurali della coscienza.
In questo testo, pubblicato nella interessantissima collana Scienza e Idee
 della Raffaello Cortina, Stanislas Dehaene illustra un’idea “ad effetto” per il grande pubblico di non addetti: il cervello umano ricicla i propri neuroni.

Sebbene questa idea, nella sua dimensione più generale, possa suonare molto familiare alle orecchie dei riabilitatori, la tesi è di notevole interesse e niente affatto scontata nel filone di studi che indagano le strutture cerebrali dei primati e la loro evoluzione, i correlati anatomici di quello specifico prodotto della specie umana costituito dalle invenzioni e dalla strutture culturali e, infine, il “cervello dislessico”.

Nella storia delle civiltà, il cervello umano, spiega l’autore, è stato in grado di convertire circuiti neuronali, filogeneticamente specializzati per altro, in strumenti atti ad affrontare compiti di lettura. E’ così che al termine di un corposo volume, ricco di illustrazioni altamente esemplificative e di riferimenti sia a ricerche che hanno fatto la storia delle neuroscienze sia ad altre più recenti, Dehaene scioglie quello che definisce il “paradosso della lettura”: “com’è possibile che, senza una ulteriore evoluzione genetica, il nostro cervello si sia adattato alla lettura? […] Come può un’invenzione così recente come la lettura trovare radici in circuiti cerebrali che non avevano mai incontrato parole scritte in milioni di anni di evoluzione?”. Ebbene, è possibile. Neuroni nati per l’elaborazione di stimoli visivi e del linguaggio “si riciclano” e “imparano” a leggere o, se si preferisce, l’apprendimento della lettura (prima che, a livello ontogenetico, la specializzazione funzionale si stabilizzi) invade circuiti neuronali destinati ad altre funzioni ma dove si trovano i neuroni meglio adattabili a questi nuovi compiti, creando nuove connessioni che interconnettono le aree della identificazione degli oggetti e dei volti, quelle del linguaggio (suono, articolazione e significato delle parole) e infine quelle associative. Tale processo di strutturazione di nuove reti neuronali legittima l’affermazione che l’apprendimento della lettura cambia l’anatomia del cervello: “Quando i nostri bambini imparano a leggere, ritornano da scuola letteralmente trasformati: il loro cervello non è più lo stesso […] Ogni giornata passata a scuola modifica un numero vertiginoso di sinapsi”.

Questa tesi, sostenuta da una incredibilmente ampia mole di prove, dirette e inferenziali, tratte dalle tecniche di RM funzionale e da studi di neurofisiologia, neuropsicologia e primatologia, oltre a confermare la meraviglia di fronte al “miracolo” e al potere costituito dall’invenzione della lettura (riportiamo qui la bella citazione in epigrafe di Nabokov: "Vorrei che vi meravigliaste, non solo di ciò che voi leggete, ma del miracolo che ciò sia leggibile"), cosa implica sul piano teorico? Moltissime cose, che incoraggiano considerazioni in svariate direzioni, talvolta complesse, inevitabilmente impegnative e sempre stimolanti per nuove verifiche e sfide scientifiche.

Intanto significa, per l’autore, che il sistema di connessioni corticali rompe la modularità cerebrale: la lettura non dispone di un modulo predefinito ma sfrutta “la ricombinazione flessibile dei circuiti esistenti”. E tutto questo, a sua volta, apre nel libro uno fecondo scambio dialettico con gli studi, tra gli altri, di P. Changeux, A. Karmiloff-Smith, con quelli di M. Tomasello, con le ricerche attorno ai concetti di plasticità e di neotenia, al ruolo del lobo frontale, giù giù fino alla intrigante questione delle radici e dello sviluppo della specificità tutta umana dei prodotti culturali. Come la lettura, così tutti gli strumenti mentali nuovi (o se si preferisce le invenzioni culturali), pur vincolati dall’architettura neuronale, beneficiano della estrema plasticità cerebrale che connota la specie umana e, in modo particolare, della struttura della corteccia frontale e della ampia e inconsueta espansione dei suoi fasci di connessioni neuronali, la cui trasversalità vincerebbe in tal modo la modularità cerebrale.
Cosa significa rispetto alla pedagogia? Le ricadute sugli approcci educativi e sui programmi didattici, per esplicita affermazione e intenzione dell’autore, sono rilevanti. “I dati dell'imaging e della psicologia non sono neutrali rispetto ai grandi dibattiti sulla lettura a scuola”. La lettura diretta (ortografica) è propria del lettore esperto ma non può che passare per la via fonologica; essa dà solo l’impressione di una lettura globale e visiva a causa di una estrema automatizzazione dei processi di decodifica e dell’attivazione di un processo di analisi in parallelo delle lettere di una parola. A scuola, quindi, è necessario abbandonare definitivamente gli approcci globali, che attiverebbero aree cerebrali sbagliate (emisfero destro vs area occipito-temporale ventrale sinistra), a favore di approcci che facciano leva sulla decodifica fonologica, “tappa cruciale della lettura”, con tutti i processi di scomposizione e ricomposizione, che garantiscono un sistema più veloce, generalizzabile e soprattutto più sicuro in relazione all’integrazione dei significati.
Che significa, infine, sul piano della pratica clinica per il Tnpee? In primo luogo, significa che, nella terapia dei DSA e in particolare dei bambini dislessici, si ottimizza il lavoro se, ancora una volta, attraverso cicli intensivi al computer si fa leva sulla corrispondenza fonema-grafema, sul potenziamento dei processi analitici e quindi, ancora prima, dei processi di manipolazione dei suoni del linguaggio ossia di tutto il costrutto delle CMF, come sanno bene i Tnpee che, con finalità sia riabilitative sia di prevenzione, lavorano nei progetti di screening e nei laboratori scolastici in materna e in scuola primaria.
Più in generale, questo libro conferma che il lavoro del riabilitatore è una costante, delicata, impegnativa ma potenzialmente entusiasmante attività di potenziamento di aree cerebrali deficitarie o di facilitazione alla ri-creazione di connessioni neuronali e di aree vicarianti, una quotidiana “direzione d’orchestra” della plasticità cerebrale o, più prosaicamente, una diuturna gestione delle potenzialità date dal riciclaggio neuronale.

Arianna Sfecci - TNPEE

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